People first, delivery second

Questo post racchiude una mia riflessione sull’importanza del Team e delle Persone. E’ frutto degli ultimi due anni di lavoro e soprattutto di tanti errori fatti.

Spero dopo un’attenta lettura di ricevere qualche feedback nei commenti.


Quando per la prima volta ho letto l’Agile Manifesto sono rimasto molto colpito dalle parole con cui si apre:

Individuals and interactions [1, left side] over processes and tools [2, right side]

Esso è il primo dei 4 valori che, insieme ai successivi 12 principi, costituiscono una possibile sintesi di riflessioni sulle metodologie di sviluppo software definite “agili”.

Questa frase, che ho cercato di fare mia nel tempo e con tanta fatica, non è il primo dei 4 valori del Manifesto per pura casualità. Credo che esso sia il più difficile dei valori da mettere in pratica.

Il primo valore mette subito il focus sulle persone e le interazioni tra le stesse. Valorizzare le persone più di processi e strumenti è facile da capire, ma non è così semplice da farsi.

Le persone rispondono alle richieste del business e sono loro a condurre (dal latino “cum” insieme e “ducere” guidare) il processo di sviluppo.

Quando la situazione è capovolta processi e strumenti guidano lo sviluppo. In questi casi il risultato più immediato è la burocratizzazione del lavoro, il comodo rimbalzo di responsabilità e soprattutto l’incapacità da parte del team di reagire e di soddisfare le esigenze dei clienti.

Il secondo pilastro della parte sinistra della frase [1] è l’interazione tra le persone, del quale mi preme sottolineare uno degli aspetti più importanti: la comunicazione.

Sulla comunicazione e il suo ruolo cruciale nelle organizzazioni sono stati scritti interi libri, quindi non mi voglio dilungare.

Quando la comunicazione è pianificata, richiede contenuti specifici o formalizzati ed è guidata da un processo definito e rigido, è la fine dell’agilità.

Usando un termine che va molto di moda in questi ultimi anni, credo che la comunicazione debba essere fluida, vada favorita e debba essere innescata tutte le volte che c’è un bisogno.

Penso, ad esempio, a quelle situazioni in cui per un task su Jira (o ancora peggio e-mail) si legge un thread di commenti che supera il numero magico 5. Il 5º commento, nella mia esperienza, è la metrica su cui mettersi in allarme. Non è meglio sentirsi su Slack o ancora fugare ogni dubbio de visu, piuttosto che estendere il carteggio?

Ci tengo a sottolineare che ho sostituito volutamente il termine individui con persone, per sottolineare l’aspetto più umano del termine. Infatti, quando penso ad una persona, penso alla sua capacità di pensare e provare emozioni, al personale bagaglio di skills e di interessi e alla personalità. Non solo alle capacità strettamente tecniche, sic!

Ciascuno di noi porta il proprio modo di essere unico nel lavoro quotidiano.

Un’organizzazione non può prescindere o dimenticare queste ultime argomentazioni se vuole mettere in pratica il primo principio, anzi deve riconoscere e incoraggiare le capacità delle persone. Mi riferisco, per fare qualche esempio, alla capacità di risolvere problemi, di imparare di sperimentare e di innovare, ma anche alla creatività, all’autonomia e al senso di responsabilità.

Inoltre, è molto importante incentivare la condivisione. Su quest’ultimo punto aggiungo una considerazione sulla base di un’espressione che sono solito ripetere: “Il team protegge il team“. Con questo intendo affermare che ogni team member possa attingere, senza abusare, dalla professionalità ed esperienza degli altri componenti, per fare meglio il proprio lavoro.

Il verbo proteggere (dal latino “pro” davanti e “tegere” coprire) qui non è usato nell’ottica di nascondere le malefatte a chicchessia, ma va inteso nel senso di complementarietà e condivisione della conoscenza. Per riassumere: “Sharing is caring“.

Avviciniamoci adesso alle ragioni del titolo di questo articolo. Attualmente ricopro il ruolo di lead di uno dei team di tecnologia della mia Azienda. Da definizione, il mio ruolo mi espone al business come primo responsabile delle performance e della delivery del Team.

Non arrivo subito al dunque, mi piace mantenere alto l’hype. Apro una breve digressione riportando un pezzo di un dialogo tratto da “Le città invisibili” di Italo Calvino dedicato alle pietre, al ponte e all’arco. Esso mi aiuta attraverso un’immagine a “visualizzare” meglio la mia idea.

Marco Polo descrive un ponte, pietra per pietra.
⁃ Ma qual è la pietra che sostiene il ponte? – chiede Kublai Kan.
⁃ Il ponte non è sostenuto da questa o da quella pietra, – risponde Marco, – ma dalla linea dell’arco che esse formano.
Kublai Kan rimase silenzioso, riflettendo. Poi soggiunse:
⁃ Perché mi parli delle pietre? È solo dell’arco che mi importa.
Polo risponde:
⁃ Senza pietre non c’é arco.

Se si approfondisce qualcosa in più del curioso esploratore Marco Polo e del distaccato imperatore Kublai Khan è possibile definire questo dialogo un vero esempio di “pensiero critico” nell’accezione più nobile di questa espressione. Inoltre, questo dialogo – a me caro sin dai tempi dell’università – è un modo diverso e nello stesso tempo una rappresentazione “tangibile” di quello che per me è un Team.

Il team di sviluppo è il ponte che consente alle idee del business di raggiungere l’altra parte: il cliente.

The Team is the bridge between business ideas and production environment.

Ma il team è soprattutto la “linea dell’arco che esse [le pietre] formano“, non un insieme di pietre a caso. Affiatamento, condivisione, complementarietà non sono caratteristiche che si ottengono semplicemente mettendo più persone nella stessa stanza.

Calvino spiega: “senza pietre non c’è arco e senza arco non c’è ponte“, parafrando mi sento di dire: “senza le Persone non c’è il Team e senza il Team non c’è la delivery“.

L’ultima frase racchiude in estrema sintesi la lezione appresa ed è la milestone che cercherò di tenere sempre a mente nel prosieguo della mia carriera lavorativa.

Bibliografia

  • Agile Manifesto
  • Appunti del corso di Arduino Mancini (Tibicon) “Gestire efficacemente i Collaboratori”. Milano, 2018
  • Treccani 2017. Dizionario della lingua italiana
  • Italo Calvino, Le città invisibili, Mondadori, Milano, 1993

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5 thoughts on “People first, delivery second”

  1. “Raggiunta l’illuminazione, Kaido lascio’ tutto per tornare dall’altra parte del fiume, da dove era arrivato, per ricominciare tutto dall’inizio.”
    “E scopri’ il senso dell’arco e delle pietre all’interno del territorio.”

    Mia libera ispirazione leggendo “Intuiti”, libro e carte simil tarocchi ispirati dalla Gestalt, e sviluppati nell’ambito del Politecnico di Milano grazie a Matteo di Pascale e Alessandra Mazzucchelli.

    Bel post, grazie. Ci ricorda quanto sia utile restare chiari nel pensiero.

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